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intestato a Scipioni - 01018 Valentano.
Passione, lettura
& goliardia
La
nuova intervista all'editore Scipioni
a cura di Paola Di Giampaolo
della redazione di Alice.it
Intervista di Raffaele Calafiore a Felice Scipioni:
un editore, un bibliofilo, un biblomane.
La libridine di
Felice Scipioni, l'editore del Giardino di Epicuro.
365
Giorni in Fiera L'intervista all'editore
Scipioni
Prima di addormentarsi Montanelli trasferiva due volumetti della
collana "Curiosità del Giardino di Epicuro" dalla scrivania
al comodino da notte...
Vuota il sacco Raccontaci
come vedi il mondo e come lo vorresti vedere.
Si dice che la poesia è morta; è vero, è morta perchè sono morti i poeti. Sono stati assassinati da chi propone a gente vanitosa di pubblicare il loro libercolo, pagando chi 6 chi 8 chi 10 milioni. I poeti veri sono soffocati da questi truffatori che si arricchiscono sull'orgoglio della piccola gente che imbratta i fogli con inchiostro nero e chiama questo poesia. Chi insozza così i fogli candidi, credendosi poeta e poi paga per la stampa, non è men truffatore di chi gli offre la stampa a pagamento. Il mio animo si è profondamente addolorato quando sono venuto a sapere dell'esistenza di veri e propri circuiti mafiosi di poesia basati sul clientelismo, dove chiunque può prezzolare sedicenti critici letterari che si prodigano in adulazioni e piaggerie esaltanti doti tanto inesistenti quanto più enfatizzate. Questi vermi si nutrono di morte, la morte della poesia.
Chiedendo a quei poeti di cui sopra che differenza passa tra "dieresi e diuresi", sono certo che non sapranno rispondervi. Badate, non si è colpevoli di ignorare, ma di praticare arte di cui si ignorano i fondamenti. E' dunque grazie ad una diffusa ignoranza di ciò che è poesia, arte, creazione artistica, che vi son persone che si fanno passare per poeti e son da altri creduti tali:Inganno!! Terribile, bieco, mortificante inganno. Si danno premi e si profondono lusinghe a individui che non conoscono nemmeno la grammatica. Truffa!!
Colpa anche o soprattutto della scuola che utilizza, sfrutta la poesia per umili servizi, quali quelli dell'esercizio mnemonico e dell'accettazione acritica e inconsapevole delle regole; un insegnamento alla sottomissione. In effetti la poesia ben si presta all'esercizio mnemonico, date le sue caratteristiche di musicalità e rima che agevolano il richiamo di nozioni memorizzate. Fateci caso, quando uno scolaro viene interrotto a metà della ripetizione, il più delle volte non riesce a ripartire dal punto interrotto e deve ricominciare da capo.
Cosa ben più agghiacciante è l'uso della poesia a fini "educativi" atti a mortificare ( dal latino mors facere ) le capacità critiche del futuro cittadino che così accetterà ogni cosa venga dall'alto senza sapere e senza chiedersi cosa sia.
Dunque capite? Si tratta di usare un celeste strumento per scopi diabolici. Si è fatta simonia di un'arte preziosa.
Quasi mi vergogno a fare lo scrittore.
Sì, la poesia è morta perchè non la si sa riconoscere!
E così vale per l'arte in genere.
A.Torri si lamenta si lamenta per i troppi falsi poeti che, pur di vedere i loro "versi" pubblicati, sarebbero capaci di fare carte false. Non meno arrabbiato si dimostra verso i falsi editori che pubblicano libri a pagamento. Unisco alla sua anche la mia indignazione.
Non condivido invece la sua teoria secondo la quale, per essere bravi poeti, occorre conoscere l'arte di poetare. Dicevano gli antichi: "poeta nascitur". Per esprimere con efficacia poetica le impressioni che provo interirmente,non è indispensabile che io conosca bene la metrica o anche la grammatica.
Il mondo è pieno di poeti analfabeti e di scribacchini versivicatori addottorati.
Quando scrivo, io penso che le mie parole toccheranno il cuore ad una persona. Ne basta una. Quando ascolto le persone parlare, spesso, da quelle più semplici, da un contadino o una puttana o un carabiniere, io resto incantato da una sola frase: che è poesia. Allora mi domando: cos'è un libro? Cos'è un racconto, cos'è poesia? Quello che piace agli altri? Vado incontro al mercato, scrivendo quello che gli altri vogliono leggere? E se lo faccio perché lo faccio, per i soldi, per vanità? No. Io scrivo, perché il momento più bello è quando, di notte, mi ritrovo sommerso in un foglio bianco: vivo lì. Vivo con le persone che nascono nella mia testa. Forse nella mia follia. E cerco di dare voce a puttane, contadini e carabinieri. Sono poeti anche loro. Una volta uno di loro, un giovane appuntato, ha detto al suo colonnello: "Colonnello, noi qua, ci stiamo sporcando l'anima". Per me è poesia. Semplice, fatta in casa, destinata a far storcere il naso a critici o amanti del bel verso.
IO credo che per scrivere bisogna leggere due cose: i libri, ma ancor più la vita. Poi di mercato, di distribuzione, di case editrici so poco. So che per pubblicare con un grande editor bisogna conoscere, essere ammanicati. Io ho scritto un libro. Pubblicato, anche. Ma è stata fortuna (nessuna marchetta da parte mia). Ne ho scritto un altro, difficilmente troverò un editore. Però è un libro di successo. Ho chiesto a una mia amica di leggerlo, per depurarlo dai refusi. Mi ha telefonato un mattino, dicendomi: "Accidenti a te, ho iniziato ieri sera alle 11 e sono andata avanti tutta la notte, perché è un libro che prende". Ho toccato il cuore a una persona. Raccontando storie e voci di puttane e carabineri. Meglio: di un carabiniere, che conosco. Lui crede in qualcosa, nella Giustizia. E s'incazza, ogni giorno con superiori e magistrati. E le puttane, poi, sono la mia specialità: ne ho conosciute tante, anni fa, facendo il portiere di notte (per pagarmi gli studi). Come vorrei il mondo lo dicono i miei personaggi. Lo dividono - il mondo - in due sezioni, grandi. I furbi e i puri.Ecco, io scrivo e vivo per cercare di fare in modo che i puri non vengano schiacciati. Non centra la politica, ma c'è una frase di Ho Chi Minh, che per me (faccio il giornalista di provincia e ogni giorno mi ci confronto) è il primo comandamento. Dice: Urlino tutte le ingiustizie del mondo.
Quando scrivo, io penso che le mie parole toccheranno il cuore ad una persona. Ne basta una. Quando ascolto le persone parlare, spesso, da quelle più semplici, da un contadino o una puttana o un carabiniere, io resto incantato da una sola frase: che è poesia. Allora mi domando: cos'è un libro? Cos'è un racconto, cos'è poesia? Quello che piace agli altri? Vado incontro al mercato, scrivendo quello che gli altri vogliono leggere? E se lo faccio perché lo faccio, per i soldi, per vanità? No. Io scrivo, perché il momento più bello è quando, di notte, mi ritrovo sommerso in un foglio bianco: vivo lì. Vivo con le persone che nascono nella mia testa. Forse nella mia follia. E cerco di dare voce a puttane, contadini e carabinieri. Sono poeti anche loro. Una volta uno di loro, un giovane appuntato, ha detto al suo colonnello: "Colonnello, noi qua, ci stiamo sporcando l'anima". Per me è poesia. Semplice, fatta in casa, destinata a far storcere il naso a critici o amanti del bel verso.
IO credo che per scrivere bisogna leggere due cose: i libri, ma ancor più la vita. Poi di mercato, di distribuzione, di case editrici so poco. So che per pubblicare con un grande editor bisogna conoscere, essere ammanicati. Io ho scritto un libro. Pubblicato, anche. Ma è stata fortuna (nessuna marchetta da parte mia). Ne ho scritto un altro, difficilmente troverò un editore. Però è un libro di successo. Ho chiesto a una mia amica di leggerlo, per depurarlo dai refusi. Mi ha telefonato un mattino, dicendomi: "Accidenti a te, ho iniziato ieri sera alle 11 e sono andata avanti tutta la notte, perché è un libro che prende". Ho toccato il cuore a una persona. Raccontando storie e voci di puttane e carabineri. Meglio: di un carabiniere, che conosco. Lui crede in qualcosa, nella Giustizia. E s'incazza, ogni giorno con superiori e magistrati. E le puttane, poi, sono la mia specialità: ne ho conosciute tante, anni fa, facendo il portiere di notte (per pagarmi gli studi). Come vorrei il mondo lo dicono i miei personaggi. Lo dividono - il mondo - in due sezioni, grandi. I furbi e i puri.Ecco, io scrivo e vivo per cercare di fare in modo che i puri non vengano schiacciati. Non centra la politica, ma c'è una frase di Ho Chi Minh, che per me (faccio il giornalista di provincia e ogni giorno mi ci confronto) è il primo comandamento. Dice: Urlino tutte le ingiustizie del mondo.
Vedo un mondo cieco, che rifiuta l'invisibile e il magico per paura.
Ma che poi celebra il successo con pantomine di iniziazione, insegue il mito degli eroi che trova ridicolo.
E sacrifica come nell'antichità la propria vita e quella altrui per ingraziarsi gli dei.
Persone che credono di aver rilevato la gestione del mondo, che si preoccupano di stabilire il giusto e lo sbagliato, che nessuno approfitti.
Ma quale sarebbe mai la giusta gestione ? Qualunque essere vivente si fa da sè, senza consultare esperti, perché mai questa sapienza non dovrebbe poi essere in grado di far convivere gli esseri viventi ? Avete mai visto cani che fanno servizio d'ordine tra i cani ?
Avete mai visto gnu che organizzano spedizioni di sterminio contro iene e leoni ?
Eppure noi siamo sempre pronti a sterminare, a controllare, le famose questioni di sicurezza. La sicurezza di poter manipolare le cose a piacimento, a descrivere la realtà come fa comodo.
In pratica costrursi una bella facciata di cartone.
"Come smettere di farsi le seghe mentali" è il nuovo bestseller di questi giorni. Si sostiene che per godersi la vita bisogna smettere di pensare. Pensare è soffrire: lo dice il professor Giacobbe.
Questo successo editoriale ci dà la misura del degrado della nostra epoca. E' un'aberrazione. Senza pensiero ci si abbrutisce. E' il pensiero che rende più gradevoli , appetitosi e consistenti gli altri piaceri della vita. Questo signore non conosce l'erotismo del pensiero. Peggio per lui. Ma non cerchi di convincere gli altri alla sua tesi disgustosa.
Ero alla fiera di Belgioioso con un mio romanzo. Quello che non mi è piaciuto? La boria di chi ha i soldi e può pubblicare e già si sente scrittore. Lo scrittore è come il musicista o il pittore, si sublima scrivendo, non per chi legge e nemmeno per sè. E' una realtà molto più forte che non si può ridire a parole.
Pazienti che frequentano uno studio medico,altri che sono in un laboratorio analisi o radiologico;altri ancora che sono in ospedale e quelli che "passano" la malattia a domicilio.Un mondo di malati;un mondo conflittuale come non mai.La felicità non ha più come compagna la salute;pasce se stessa e s'alimenta di mille morbi.Hai la sciatica?Sei un essere umano.Un tumore?Sei un eroe
Caro Scipioni
Datti un'ochiatina al sito Poetare.it
e cerca nei Poeti del sito le poesie di Ghino Burlacco.
Dimmi se ti possano interessare per una tua pubblicazione.
Potrei farne anche un pochino più mordenti
Ciao Ghino Burlacco( alias Patrizio Spinelli)
Ci sono troppe igiustizie in questo mondo. Facciamo a finta di non vedere; lasciamo tutto nelle mani del destino!! Bisognerebbe combattere, con e per le proprie idee. Scoffiggere i mali di questa terra!! dire NO alla guera, NO al razzismo, NO alla vivisezione, NO al fumo...
NO!!
Dire SI a un mondo nuovo e pulito dove tutti sono uguali, dove nessuno è "diverso".
mah...
forse sono solo inlusioni di una quattordicenne troppo sognatrice!! Ma ditemi chi non sognerebbe un mondo nuovo??
Che minchiate dite!!!! I poeti esistono ancora oggi...
Sono tosti e ben nascosti.
Son persone tutto fare e so pure da trombare.
So felice e m'arrendo guardan pure leggen'godendo
Lo sai che ci sono e non ci faccio, ma ogi ho avuto tempo e mi sono persa nel tuo bellissimo giardino, ho letto un sacco di cose interessanti. Poi...chi la dura la vince. In Novembre esce il mio nuovo romanzo e poi devi illuminarmi su un argomento per Noi. Non sai che voglia avrei di stare nel tuo giardino, quello con le foglie vere.Ma un giorno verrò. Ciao e tanti baci. Sei un grande!
Questo messaggio è di
anonymous
Credo che lo "SCRIVERE" sia un talento indipendente dalla cultura. Credo che ci siano molti modi di scrivere come sono molti i modi in cui ci si esprime e si pensa. Ho letto libri che hanno preso importanti premi che non ho apprezzato e altri sconosciuti alla massa che mi sono rimasti nel cuore. Non per questo mi sento di giudicare. Scrivere bene, può significare ben comunicare, e questo logicamente richiede una buona ortografia di base. Ecco, purtroppo questa manca un pò anche in grandi firme giornalistiche. Termino dicendo che io scrivo, ma riesco solo ad interpretare me stessa. Una volta che una persona sa scrivere correttamente può scrivere quel che vuole, c'è sicuramente chi apprezza e non è forse questo l'obiettivo? Comunicare a chi parla come te ed essere capito. Baci e viva questa Italia popoli di poeti e naviganti.
Scusate ho fatto la misteriosa involontariamente, anonymous subito sopra sono io.
Questo messaggio è di
Conte Eiacula
La mia idea è che il poeta svolga un ruolo sciamanico e quindi sia un mediatore tra il mondo reale e l'altrove inteso non come dimensione metafisiaca dell'essere ma luogo della poiesi, della poesia. Il poeta è colui in grado di cogliere la voce nascosta delle cose, di significare e trovare nuove visuali psospettiche sul mondo.
Da oggi sul sito: http://www.tele5napoli.it/videopoesie.htm è visibile il VIDEO POESIE di LUCIANO SOMMA, questa che vedrete è la seconda clip con 4 poesie.Si potrà vedere il filmato e le poesie, lette da me, arricchite da foto di Napoli e dalle musiche del M° FRANCO MATRICANO.A fianco vi sarà un FORUM nel quale potrete lasciare commenti ed impressioni, invito tutti i visitatori a farlo, risponderò personalmente.Spero che l'iniziativa potrà essere apprezzata da tutti gli appassionati di poesia.Ciao a tutti e buona visione,
LUCIANO SOMMA
PER ASCOLTARE ANCHE LE CANZONI:
http://www.scolastica2000.it/MUSICALMENTE/somma/somma.htm
Giravo su internet ed ho trovato questa domanda. Come vedi il mondo?
Credo sia un pò così, giri il mondo in attesa e ad un tratto puoi rispondere.
La vita è quello che costruiamo con coraggio. E il coraggio è come la colazione la mattina. Energico, vitale, stabile.
Vedo il mondo a 10/10mi e vorrei essere miope. Laddove la mediocre dabbenagine impera, evolve e trova riscontro nell'ignoranza, meglio sarebbe non riuscire a vedere le tenui sfumature della speranza. A meno che non ci sono altri che in fatto di 10/10mi ... ciao José
Confusione, meschinità, superficialità, prevaricazione, aggressività...
Come potrebbe essere:
sereno, piacevole, amicale... solo se.. oguno si impegnasse anche solo per un minuto al giorno...
Questo messaggio è di
uno
Venerdì 20 gennaio u.s. sono stato alla società letteraria di Verona per la presentazione del libro "Quelle facce un po’ così" Trent'anni di cantautori al Club Tenco. La manifestazione è iniziata in ritardo. Si aspettava il cantante Morgan che doveva essere l’ospite d’onore. Quando si è avuta la certezza che aveva perso l’aereo, qualcuno ha pensato bene che si poteva cominciare anche senza di lui. L’inizio è stato essenziale, lineare, persino scontato. E non già perché privo di contenuti e valenze. In verità appariva subito evidente lo stridore di una manifestazione su argomenti solitamente trattati nelle sedi di più brillanti mondanità, forzatamente calata nella compassata atmosfera della Società Letteraria. Nel saluto e nella introduzione, la vice presidente della Letteraria ha cercato, in qualche maniera , di smussare gli angoli di questo stridore. Ha parlato dell’impegno che sta svolgendo l’attuale dirigenza per dare alla Società una immagine ed una strategia di scelte che la rendano più accessibile da parte di realtà artistiche che, solitamente, esprimono se stesse in ambiti impostati in maniera completamente diversa. Ciononostante lo stridore si respirava in tutta la sua ectoplasmatica consistenza. La Presentazione, con toni quindi sommessi e timorosi, lentamente ha preso forma e voce e colore nella sala Montanari. Nonostante i filtri della coltre di solennità che posava su di ognuno, le sfumature dei chiaroscuri delle foto in bianco e nero, hanno cominciato a riflettersi sui cromatismi dei quadri, sui soffitti intarsiati, sui volti sempre più illuminati e sugli animi riscaldati dai ricordi di Enrico de Angelis e Roberto Coggiola che, da decenni, perpetuano quel culto del Club Tenco. Il Club Tenco, dal 1974 circa, si è preso carico di sostenere un aspetto altamente qualitativo della canzone, quella d'autore. Lungi dall’essere la canzone d’autore un bene fruibile da tutti, nel momento in cui il Club Tengo si fa carico di diffondere e curare questa forma di espressione della creatività, è divenuto un tempio dell'arte posto nella irraggiungibile acropoli degli eletti che la plebe non osa nemmeno guardare. Purtroppo, però, è del sangue del volgo che si nutre la macchina del consumismo e delle logiche economiche e commerciali; per questa ragione il Club Tenco, e tutto quanto ha prodotto, è stato penalizzato e lasciato nella solitudine dove, peraltro, i cultori delle arti meglio si muovono che non nei clamori dei ludi e dei circhi ai quali il volgo è meglio volentieri avvezzo. La rassegna della Canzone d’Autore,Manifestazione del Tenco da sempre, è stata quindi poco apprezzata dai media televisivi che l’hanno proposta sempre nelle fasce di ascolto più infami. E’ stata ignorata dai media di massa che non l’hanno stimata un bene di consumo per palati raffinati. Ha accettato però il ruolo della cenerentola dell’arte canora, della bella dal viso sereno che, una volta all’anno, si trasforma in principessa per partecipare al ballo, respirare il bello, realizzare quel momento di festa nel quale l’arte si toglie dal silenzio e si offre, generosa, persino a chi la rifiuta e la stima superflua. Tutto questo traspare dalla serata alla Letteraria. Ed in tutto questo, parte la nota stonata: l’intervento di Morgan. De Angelis lo introduce come in maniera strana, con una serie di premesse e giustificazioni, come se si rivolgesse ad un bambino capriccioso. Innalza gli argini a quella che si percepisce come una prossima, inevitabile piena pronta ad esondare da una incontrollabile carica di onnipotenza e presunzione. Il Morgan, sembra, nonostante collabori da tempo con il Club Tenco, non appare in nessuna delle foto della pubblicazione del Club. Sembra che, essendo avvezzo ai clamorosi bronci di Morgan, de Angelis cerchi di prevenirne gli scatti d’ira giustificando in vario modo questa imperdonabile mancanza. Dopo premesse e giustificazioni di De Angelis, Morgan tollera e soprassiede con un ammiccamento che De Angelis percepisce e del quale prende atto. Prima dell’arrivo di Morgan si è evidenziata la latitanza delle istituzioni pubbliche e private nella ricerca e nel sostegno di nuovi talenti. Quando arriva Morgan la questione viene ripresa e ribadita. Ma Morgan, evidentemente, ha la mente altrove. Impegnato a ricercare consensi visivi, si dedica alla cura di quegli atteggiamenti di irrequietezza e nervosismo che fanno capire quanto sia insopportabile il protrarsi dell’attesa ed il ritardo che si accumula alla concessione a lui della parola, al suo intervento. E, totalmente preso dal culto di narciso, perde il controllo dello stato reale dei presenti. Tutti sanno, a quel punto della serata, che la mancanza del nuovo è il risultato di un progetto meschino mirato alla conservazione del vecchio in quanto affermato, collaudato, sicuro e, fondamentalmente, redditizio. Tutti sanno che cercare, scoprire e rischiare è stato appannaggio di menti illuminate come quella di Amilcare Rambaldi, fondatore del Club Tenco ed ideatore
del Festival annuale della Canzone d’Autore. Tutti sanno quindi che, uomini come Rambaldi, non ce ne sono più e che talent scouts come Baudo e Arbore vengono tenuti ai margini delle produzioni leggere e di largo consumo. Ohimè la qualità non interessa a più nessuno. Tutti sanno tutto questo tranne Morgan che, al suono di una revisione dell’ Alfonsiana "Tu Scendi dalle stelle", esterna il suo stupore ed il suo rammarico per la mancanza di novità, brillantezza ed originalità nella canzone italiana dell’ultimo ventennio. Ma, a questo punto, appare drammaticamente evidente che ci sono tante cose che, probabilmente, Morgan non sa. Non sa infatti di quanti giovani geniali elemosinano la carità di una audizione alle case discografiche e, sovente, non riescono a consegnare nemmeno il frutto del loro lavoro per una valutazione più obiettiva e meno sorretta dalla rassicurante Raccomandazione. E questo non solo nel mondo della musica ma di ogni espressione dell’arte. Non sa di quanti scrittori eccezionali, nel marasma di migliaia di scribacchini, sperano di trovare un editore che sia interessato più al loro talento che alle loro tasche. Non sa quanti pittori sperano nell’elemosina di uno spazio in qualche galleria a meno di 200 euro al giorno per esporre i loro lavori. Meglio sarebbe stato sentire Morgan che si proponeva come ricercatore di talenti, sostenuto e forte della sua posizione, della sua immagine. Meglio sarebbe stato il proposito di Morgan di dirsi uno di tanti altri che potrebbero essere anche migliori di lui e che, forse, teme in quanto tali. Purtroppo, sin dai primi balbettii farfugliati tra una sistemata di riccioli ed un trattato sull'uso dei microfoni, si è capito subito che era la persona meno indicata per quel mecenatismo che si potrebbe sperare solo per se stesso e per una forma di arrogante anticonformismo che si è letta tra le riga di atteggiamenti che hanno rasentato l’infantilismo: l’arrivo in ritardo per aver perso l’aereo, la richiesta di fumare in sala durante il suo intervento nonostante le leggi e le regole del buon gusto e del rispetto degli altri, anche se poi gli astanti gli hanno lasciato passare la richiesta, le polemiche e le disquisizioni dell’erudito che finora ha brillato, magari anche egregiamente, più con la revisione delle altrui brillantezze che per le proprie e che, per finire, alla richiesta di cosa sta preparando di suo, dribbla, divaga e non risponde. Ma forse gli si sta dando più importanza di quanto non sia necessario. Resta il fatto che le considerazioni su di lui aiutano a definire i contorni meno visibili di questi eventi ed a fugare le speranze che in essi pongono gli sconosciuti in attesa di essere scoperti. In manifestazioni come quella del Club Tenco, quando i santuari dell’inviolabile aprono le porte della loro supremazia artistica, miglior eco di se lascerebbero per lo meno i propositi di mecenatismo piuttosto che il parlarsi addosso sulle passate glorie e le glorie altrui. I sottoboschi dell’arte e della cultura italiana pullulano di talenti che, temuti dagli arrivati, aspettano di arrivare ad essere eco di quei cori dell’arte che non brillano più perché rinchiusi su se stessi e sulle poche, inviolabili certezze. Purtroppo nessun proponimento emergeva dagli interventi in questa direzione. Ancor prima che Morgan finisse il suo intervento, ho pensato che non aveva senso continuare a stare li. Mi sono allontanato, affatto arricchito, con le mandibole devastate dai tanti sbadigli trattenuti per un buon gusto che, in certi momenti, era del tutto estraneo a tali altri in quel luogo, sconfortato nell’ennesima conferma che il nuovo deve restare nascosto per non ostacolare gli interessi del vecchio. Peccato, per quanto di nuovo c’è nella musica, nella pittura, nella scrittura e in ogni espressione dell’arte.
Peccato davvero che alla potenza del genio e del talento non ancora rivelati è stata tolta un'altra occasione di rivelarsi.
Ciao Remo ho provato a contattarti alla mail che indichi nei tuoi interventi ma risulta non attiva. mi contatti tu per favore? spero di leggerti presto. un caro saluto José
Questo messaggio è di
Uno
E' tristissimo ma è così: l'ignoranza e l'arretratezza sono terreno fertilissimo per il proliferare di fanatismo, estremismo, feticismo ed esaltazione. Chi resta nell'ignoranza fa il gioco dei pupari. Non sarebbe ora di smettere di essere dei pupi e di recidere i fili dei pupari con le cesoie della conoscenza che rende liberi ed obiettivi? Svegliati uomo!
Invito a colazione al
Leggilo
su
365 giorni in Fiera
Riportiamo i primi commenti degli amici che ci sono venuti a
trovare
Ragazzi, che bellissima giornata! Paesaggio incantevole, sole
caldo di primavera, una calorosa ospitalità, un ricco pranzo in
riva al Lago di Bolsena un tuffo in un mondo fantastico di storie,
personaggi, riflessioni, massime filosofiche poemi goliardici e
barzellette, accompagnati da un "maestro" di umanità passione per
il proprio lavoro e amore per la vita. (...)
Continua
la lettura
Se poi volete conoscere
de visu lo spirito che
anima questa "follia" libresca-libertina, venite a trovare
Scipioni al "Giardino di Epicuro":
sarete ospiti graditi a
colazione.
Il "cibo dello spirito" è cosa buona e giusta, ma presuppone il
cibo del corpo. Mens sana in corpore sano.
Il coregone e le
anguille del lago di Bolsena saranno buoni corroboranti,
soprattutto se annaffiati da quel "paradiso vero" del vino Est Est
Est di Montefiascone
(preannunciare la visita al 0761/453686).
Se ami leggere,
mettiti in posa! La lettura è godimento intellettuale, estetico, fisico.
Le foto di modelle e modelli che meglio illustreranno
questa alchimia di piaceri
costituiranno il nuovo volume interamente fotografico LIBRIDINE
Contattateci.
Un piccolissimo editore privo di
strutture, senza dipendenti, promozione e distribuzione, che
stampa 10/15 novità all'anno e che vende anche più di 10.000 copie
per alcuni titoli della collana "curiosità", libri che spaziano
dal goliardico e umoristico al religioso e filosofico,
dall'erotico e libertino allo storico e musicale, con la
consapevolezza di non dover impartire lezioni o di trasmettere
verità assolute.
Unicamente con finalità ludiche.
Scipioni Editore - Loc Valle dell'Aia - 01018
Valentano (VT) - Telefono e Fax 0761 453 686 - Cell. 333 700 7898
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