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Passione, lettura
& goliardia

La nuova intervista all'editore Scipioni a cura di
Paola Di Giampaolo

della redazione di Alice.it

 

 
  Intervista di Raffaele Calafiore a Felice Scipioni:
un editore, un bibliofilo, un biblomane.

 

  La libridine di Felice Scipioni, l'editore del Giardino di Epicuro.
 

  365 Giorni in Fiera
L'intervista all'editore
Scipioni

 


 

 


Prima di addormentarsi Montanelli trasferiva due volumetti della collana "Curiosità del Giardino di Epicuro" dalla scrivania al comodino da notte...
 
 
 
L’anima tra le gambe (Dal saggio introduttivo)

Siamo angeli con una sola ala e possiamo
volare solo restando abbracciati
L. De Crescenzo

www.liberaeva.it  - Tutto nasce da questo sito internet, in cui le opere di una misteriosa autrice, l’identità della quale viene celata sotto questo logo accattivante, hanno riscosso subito un clamoroso successo fra gli internauti amanti dell’erotismo di classe.
Il segreto di questo fenomeno si cela nella combinazione di due fattori: da un lato uno stile letterario ricercato, esuberante, molto pittorico e coinvolgente, dall’altro l’assenza nei suoi scritti di qualsivoglia volgarità di stampo pornografico, pur nell’altissima carica erotica che li caratterizza. Racconti che vogliono parlare al cervello, e non tanto titillare le parti basse del corpo, a differenza della maggior parte della letteratura a sfondo sessuale oggi in circolazione.
LiberaEva cerca di approfondire l’aspetto sensuale, l’amore ed il dolore che da esso scaturisce, abbattendo le regole della sottocultura che lo vorrebbe relegato ad istinto animale o peggio a mera pornografia. Come ogni mito, la pornografia è in primo luogo una produzione psichica che indica e trascina comportamenti erotici: una rappresentazione che incarna una visione puramente materialistica della vita, volta a negare ogni riferimento ai valori del cuore e della psiche.
Genere rigorosamente voyeuristico, la pornografia prevede l’utilizzo di immagini sessuali da consumare in termini di eccitazione, limitando al minimo trame e storie, l’erotismo invece mira alla ricerca della verità psichica e ad un forte coinvolgimento dei sensi ricorrendo sistematicamente alla metafora per sublimare ciò che non si deve vedere: non svela, semmai sottende.
Nell’opera di LiberaEva l’erotismo non è mai nudo, mai evidente, è il “vedo e non vedo” nella fusione complice tra il soggetto e l’oggetto, che mutevoli cambiano ruolo.
LiberaEva nei suoi racconti tende, con argomentazioni inconfutabili, a distanziare per quanto possibile la sessualità, intesa come bisogno e piacere fisico, dall’erotismo puro. Il suo sentire erotico non ha confine, è una mescolanza trasgressiva di ragione e sentimento, di ruoli che via via demolisce per ritrovarli in seguito fortificati. E’ un’emozione continua che ha la sua naturale apoteosi nella solitudine, anzi nella ricerca della propria soddisfazione edonistica, del piacere e del desiderio che derivano esclusivamente dalle proprie sensazioni.
I personaggi che le girano attorno sono essenze inumane, ruoli che nella dinamica dei racconti diventano ombre, mezze figure inventate per scavare fin nelle pieghe più oscure, più contraddittorie, della propria anima.
E tutto è descritto senza il minimo accenno di volgarità, anzi cercando in modo maniacale l’estremo, il limite dei propri bisogni. Non c’è mai violenza fisica o sopraffazione dell’uno sull’altro, ma la ricerca ossessiva del gusto dell’ingiustizia intima, dell’oltraggio verso se stessa. Una sorta di perversione del sentimento che ritorce verso il proprio essere e che tende al superamento dei propri limiti, coinvolgendo sia la sfera emozionale che quella affettiva.
Il marito, l’amante, l’incontro occasionale divengono intercalari che giustificano appieno la dinamica del racconto, ma in realtà non riescono a competere con la profondità emozionale della protagonista. È qui che si pone anche la distinzione tra amore e perversione, nel modo di vivere il proprio desiderio come apertura o chiusura verso l'altro.
Perverso è chi desidera soltanto sè stesso, mentre l'altro appare come oggetto delle proprie costruzioni mentali, del proprio bisogno, alimentato nel breve lasso di tempo che separa il desiderio dalla soddisfazione che lo estingue.
Il sesso maschile, in tutto questo, non è mai vissuto nel suo aspetto fisico ma è visto, nell’allegoria femminile, come vuoto da riempire.
LiberaEva è una donna borghese che non riesce a fare propri i valori imposti dalla società, ma nella stessa misura non riesce ad averne altri. Ecco il vuoto, metaforicamente identificato con la sua “fica borghese” che sazia ed affama nelle relazioni di sesso nella consapevolezza che nessuna carne potrebbe riempirla totalmente. Lo stesso vuoto che la porta immancabilmente a godere del proprio nichilismo, del gioco perverso di umiliazione e sottomissione.
Indicativo può essere il paragone con il recente caso letterario di Melissa P., nei confronti della quale la misteriosa autrice si trova culturalmente e artisticamente agli antipodi.
Se da un lato abbiamo infatti la chirurgica, glaciale descrizione dell’entrata nel mondo del sesso estremo da parte di una adolescente, con una scrittura asciutta che ben poco lascia all’immaginazione e nello stesso tempo raramente si eleva al di sopra di una piattezza quasi ostentata, qui invece abbiamo a che fare con il dramma di una persona matura e con la bufera dei suoi stati d’animo estremi, originati spesso da fantasie o situazioni apparentemente normali.
In Libera Eva tutto è rivissuto dal punto di vista di un ego ipertrofico, sballottato fra le esigenze di una carnalità impellente e la volontà autocastrante della morale, e dominato da un Eros che si fa strada nel cervello e nelle viscere, laddove in Melissa P. non si discosta molto dalla zona inguinale della protagonista.
Libera Eva è una donna apparentemente “libera”, ma in realtà dominata da mille condizionamenti che la rendono introspettiva, problematica, divisa tra sesso e ragione, avendo comunque la consapevolezza che dietro ogni effetto c’è una causa, come dentro ogni letto un percorso che parte da lontano.
Anche il nome che ha scelto sta ad indicare il desiderio e l’esortazione di liberare la propria Eva dentro di noi. E’ una sorta di percorso di coscienza che, nascendo dalle origini del mondo, ha riscontri sia nella sfera sessuale che nella diversa concezione di morale che inevitabilmente ci tramandiamo: un condensato d’anima e sensazioni che non possono assolutamente prescindere dalle proprie esperienze personali, dalle tante immagini che ogni giorno percorriamo con casualità inquietante.
Il tono di questi racconti è pessimista e ingenera nel lettore il dubbio che la concezione che Libera Eva ha dell’erotismo sia paragonabile a quella di una cella dalla quale sarà impossibile evadere se non aumentando sempre la posta delle emozioni in gioco: “E ti volterai delusa schiacciando faccia e trucco sul cuscino, convinta che il giorno non sarà mai più come prima, perché l’amore, quello vero, è rimasto chissà dove, fuori dalla finestra, sospeso sulla luce che filtra dalle righe. E il tuo Dio femmina capirà, perché a lui non devi spiegare che solo quando è sola una femmina può darsi di dietro e nell’anima senza amore”.
Al di fuori delle situazioni carnali contingenti, a farla da padrone in questi brevi schizzi d’atmosfera è infatti la solitudine, fisica ed esistenziale della protagonista. Una solitudine che possiamo paragonare a quella delle prostitute dipinte da Toulouse Lautrec, o dal Picasso del periodo blu.
Per apprezzare questi racconti è bene soffermarsi sulla pittoricità di alcune loro scene: per esempio, leggendo la descrizione della sala di un ristorante senza clienti la sera della vigilia di Natale (nel racconto intitolato appunto “Vigilia di Natale”), ricca di quel latente e straniante erotismo generato dal contrasto fra l’atmosfera immobile del locale e le pulsioni inespresse della protagonista, non si possono non ricordare i tanti dipinti che E. Hopper dedicò proprio a questo tema (uno su tutti, il celeberrimo “Nottambuli” del ’42).
Pur ambientati al giorno d’oggi i racconti di Libera Eva tendono a rifuggire una connotazione temporale precisa, tesi come sono alla pura descrizione autobiografica degli stati d’animo della protagonista, e in questo possiedono un certo fascino demodè. Talvolta mi fanno pensare, e non si legga in questo una critica negativa, a certi racconti e romanzi che fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento venivano pubblicati a puntate in appendice a giornali e riviste, e che trattavano per lo più argomenti erotico-sentimentali, con uno stile allo stesso tempo popolare e ridondante, ricco di aggettivi e, in più di un caso, molto efficace nell’abbozzare sentimenti e situazioni (per fare un esempio, “Umiliati e offesi” di Dostoevskij fu pubblicato la prima volta come romanzo d’appendice a puntate).
Stupisce il fatto che questi racconti, letti ogni giorno da migliaia di entusiasti internauti, siano passati sotto silenzio da parte della critica, capace spesso di esaltare fenomeni letterari effimeri e di dubbia fattura, e altrettanto spesso ottusa nello scovare opere di vera qualità.
Che abbia contribuito al silenzio intorno a questo vero fenomeno letterario l’ostinata volontà di celare la propria identità? Nessuno infatti ha mai visto LiberaEva in faccia. Neppure all’editore è stato concesso. Tutte le trattative in vista della pubblicazione sono state infatti condotte per mezzo della posta elettronica. Mi è addirittura giunta voce che sotto lo pseudnimo di Libera Eva si celi nientepopodimenoche Giuliano Ferrara, raffinato conoscitore della cultura erotica.
Scopriremo presto la verità e confidiamo nell’aiuto dei lettori. Quello che per ora è certo è che questa raccolta costituirà un termine di paragone per ogni giudizio futuro sulla letteratura erotica.
a.t.



Mia figlia

Si abbracciarono così stretti che non
rimase spazio per i sentimenti.
Stanislav Lec

Mia figlia ha gli anni di zingara che aspetta il primo figlio, ha gli anni di indiana ammantata di fiori d’arancio promessi da tempo. Mia figlia è bella quanto quel fascio di luna che m’ha rischiarata quella notte d’aprile, quando tremante nel letto avevo i suoi anni. Non ho avuto alcun dubbio di come a breve sarebbe cambiato il mio corpo, di come da subito sarebbe cambiato il mio mondo. Che direbbe mia figlia se sapesse quante volte convinta ho aspettato il mattino, quante volte sull’orlo ho ascoltato sirene per sgonfiare la bolla piena solo di imbarazzo. Ora ho il doppio dei suoi anni e ancora mi domando per quale strano caso sia venuta al mondo, da quale errore sia nata questa stupenda creatura che, se natura volesse, vorrei ancora portare dentro per cogliere quell’emozione che al tempo mi dava solo disagio.
Sapesse mia figlia quanti suoi coetanei sono affogati nel fiume prima di nascere, quanti ancora hanno visto la madre per pochi secondi, per poi giurare convinti d’essere figli di donne che non hanno mai partorito.
Dalle mie parti è cosa normale che la figlia più grande sia destinata a suo padre, che al primo rossore che colora mutande sia pronta per essere donna. Ma a me non è successo, perché la luna ha rischiarato i ciuffi di erba che calpestavo, m’ha illuminato la strada per fuggire di notte da quei fiati di vino che ogni sera sentivo più forti e vicini. Fino a ritrovarmi in una città poco distante ad aiutare una lontana parente ad offrire rose e gardenie, sorrisi e fortuna a belle dame sottobraccio a signori.
Passò qualche giorno finché una signora vestita di seta accarezzò la polvere sulla mia faccia, e subito dopo mi comprò pane e sapone. Ero bella, ero bella davvero, con la voglia nel cuore e i capelli di grano, quando mi ritrovai sopra un divano a mostrarmi spoglia come quando facevo il bagno nel fiume. Ed ero contenta perché mi davano attenzione, perché la bella signora m’aggraziava ogni sera per prepararmi all’evento.
Passarono dei mesi, in cui imparai a camminare con una moneta sulla testa senza farla cadere o ad accavallare le gambe che al tempo desideravano solo correre e cadere e sbucciarsi contro le zolle di terra arida quando non piove. Ma non avevo rimpianti! Non cercai mai di fuggire da quella casa di tende e pomelli, di tappeti e divani che ospitavano donne fatte di stoffe e profumi, di seni di carne che saziavano la fame di truppe e i digiuni di uomini soli. E parlavano a modo pur essendo volgari, intercalando da vere signore quel pene di maschio che a sera imbrattavano di rossetto fino a vederlo sazio e sconfitto. Aspettavo impaziente il momento di sentirmi come le altre, desiderata mentre salivo le scale, seguita da quegli occhi avidi e giovani che a breve si sarebbero confusi nei miei...
...(continua)

 


 

LETTO E MOSCHETTO
amori passioni ipocrisie
del ventennio fascista



Invito a colazione al

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Riportiamo i primi commenti degli amici che ci sono venuti a trovare

Ragazzi, che bellissima giornata! Paesaggio incantevole, sole caldo di primavera, una calorosa ospitalità, un ricco pranzo in riva al Lago di Bolsena un tuffo in un mondo fantastico di storie, personaggi, riflessioni, massime filosofiche poemi goliardici e barzellette, accompagnati da un “maestro” di umanità passione per il proprio lavoro e amore per la vita. (...)

Continua la lettura
 

 
 
 Come vedi il mondo e
 come lo vorresti vedere.

 


sorpreso in una grotta
a leggere un libro

Intervista al lettore
 


 
Se poi volete conoscere de visu lo spirito che anima questa "follia" libresca-libertina, venite a trovare Scipioni al "Giardino di Epicuro": sarete ospiti graditi a colazione.
Il "cibo dello spirito" è cosa buona e giusta, ma presuppone il cibo del corpo. Mens sana in corpore sano.
Il coregone e le anguille del lago di Bolsena saranno buoni corroboranti, soprattutto se annaffiati da quel "paradiso vero" del vino Est Est Est di Montefiascone
(preannunciare la visita al 0761/453686).

 




 

 



Se ami leggere,
mettiti in posa!

La lettura è godimento intellettuale, estetico, fisico.

Le foto di modelle e modelli che meglio illustreranno
questa alchimia di piaceri
costituiranno il nuovo volume interamente fotografico
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  Un piccolissimo editore privo di strutture, senza dipendenti, promozione e distribuzione, che stampa 10/15 novità all'anno e che vende anche più di 10.000 copie per alcuni titoli della collana "curiosità", libri che spaziano dal goliardico e umoristico al religioso e filosofico, dall'erotico e libertino allo storico e musicale, con la consapevolezza di non dover impartire lezioni o di trasmettere verità assolute.
Unicamente con finalità ludiche.





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