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Passione
lettura & goliardia
a cura di Paola Di Giampaolo
della redazione di Alice.it
Una
biblioteca personale di 32.000 volumi, un catalogo di 120
titoli che spaziano dalla poesia di Baudelaire alle guide
della Maremma alle raccolte di barzellette, esplorando il
mondo della goliardia e della letteratura "piccante", una
distribuzione fatta tra bar, trattorie, alberghi e barbieri.
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Scipioni il sempreverde
di Raffaele Calafiore
La fiera del libro, luogo di promozione libraria, vendita
di libri ma anche dibattiti e incontri, in senso lato.
Girando un po' qua e la, tra le tante proposte editoriali e
tanti editori, vecchi o nuovi, piccoli o grandi, ci siamo
imbattuti nei libricini, libricini perchè piccoli di
formato, dell'anomalo editore Felice Scipioni che si è reso
disponibile alle nostre domande e non ha perso occasione
anche per qualche sfogo.
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6 domande a... Scipioni
Editore
Scipioni
Editore si definisce: "Un piccolissimo editore privo di
strutture, senza dipendenti, promozione e distribuzione, che
stampa varie novità all'anno e vende anche più di 10 mila
copie per alcuni titoli che spaziano dal goliardico e
umoristico al religioso e filosofico, dall'erotico e libertino
allo storico e musicale, con la consapevolezza di non dover
impartire lezioni o di trasmettere verità assolute".
continua la lettura su 365 giorni in fiera
Leggendogodendo:
La libridine di Felice Scipioni,
l’editore del Giardino di Epicuro
Intervista
di Cristiano Armati
Francesco Coniglio lo aveva scritto sul numero 53 di Blue:
“Nei pressi di Viterbo dimora un piccolo e curioso editore che
tutti gli appassionati di erotismo dovrebbero conoscere. Il
suo nome è Felice Scipioni e porta avanti una preziosa collana
di mini saggi denominata Le curiosità del Giardino di Epicuro.”
Uno spazio importante nella collana di Scipioni, che quest’anno
supererà i cento titoli pubblicati, è dedicato all’erotismo.
Poteva essere altrimenti visto che, nell’ideologia
dell’editore, è proprio il libro il più intrigante degli
oggetti erotici?
Il libro giusto nel posto insolito: la lettura come fonte di
piacere
Felice Scipioni lo incontriamo molto prima di entrare a
Valentano, il piccolo centro del viterbese dove ha sede la
casa editrice. Eravamo ancora lungo la via Cassia, infatti,
quando ci siamo fermati in una stazione di servizio per un
caffè, le sigarette, una corsa in bagno... poi, al momento del
conto, ci avviciniamo alla cassa e lì li vediamo. Sono i libri
del “Giardino di Epicuro” che, esposti sul bancone del bar, si
rendono disponibili agli avventori per raccontare la
prostituzione sacra presso i popoli antichi (G. Di Capua,
Puttane degli dei), per analizzare la semantica dello sterco
(R. Karelia, De Merda) o l’estetica della scoreggia (F.
Scipioni, Petologia), per decantare le qualità di “quel buco
vezzoso” (L. Spadanuda, L’origine del mondo) oppure per
ricordare che “i goliardi hanno sempre vent’anni e la fava
rivolta all’insù” (G. Vettori, Testi testicoli e fave
all’insù).
Poi, una volta che finalmente arriviamo a Valentano, scopriamo
che “Il Giardino di Epicuro” di cui parla il sito Internet di
Scipioni (www.leggendogodendo.com – Tel. 0761.453686)
esiste davvero: è un grande casolare immerso nella maremma
laziale dove, in compagnia della sua biblioteca da 30.000
volumi, Felice Scipioni realizza i suoi “piccoli libri per
grandi curiosi”.
Quando gli raccontiamo di aver visto i suoi libri in un posto
così insolito, Felice Scipioni sorride. Sorride e ci dice:
“Credo di averli inventati io questi posti: i bar, le
trattorie, le taverne, i ristoranti, gli alberghi, le
barberie, i benzinai... ovunque c’è gente vorrei che ci
fossero i miei libri.”
Un mercato alternativo che, insieme al commercio elettronico e
al rapporto diretto con alcuni librai, ha permesso a Scipioni
di vendere libri in decine di migliaia di copie senza che
nessuna statistica ufficiale si sia presa la briga di
segnalarlo: “Oggi, da piccolo editore, mi vado sempre più
convincendo che quello che in realtà conta è l’altro mercato,
quello non ufficiale. Perché quando sarai diventato grande, un
editore con la e maiuscola, allora saranno le librerie a
venirti a cercare. E i distributori? Nessun distributore ti
proporrà efficacemente in libreria perché ha già centinaia di
case editrici da seguire. Se vuoi fare l’editore, insomma, il
mercato te lo devi inventare.”
Questo è lo spirito della casa editrice Scipioni,
anticonformista come il suo proprietario: che da ragazzo,
ripetutamente bocciato, avrebbe impiegato ben cinque anni per
finire la scuola media anche se poi avrebbe fatto il maestro
elementare; che prima subisce i rimbrotti del padre, “devi
studiare, somaro!”, ma che poi, nel 1956, diventa un
campionissimo di “Lascia o raddoppia” rispondendo ad astruse
domande sulla letteratura italiana dell’800.
“Avevo diciotto anni,” ci racconta Scipioni parlando di questi
suoi mutamenti, “quando, per la prima volta in vita mia, ho
letto un libro diverso dall’arido manuale scolastico. É stato
allora che ho fatto una scoperta eclatante: la lettura poteva
essere una fonte di piacere.”
E nel nome della lettura come godimento, Felice Scipioni, che
oltre al lavoro di maestro elementare ha esercitato anche
quello, molto meglio retribuito, di rappresentante di
importanti case editrici di libri scolastici, arrivato al
culmine della carriera molla tutto, per dedicarsi, attraverso
le sue edizioni, alla causa dell’abolizione del manuale
scolastico. “Perché lo studio che si fa di questi manuali è
sempre in funzione di un obbiettivo: la promozione, vincere un
concorso, occupare un posto in società... ma il gusto?”, ci
domanda sconcertato Scipioni, “il gusto del leggere, dove va a
finire?”
La donna incinta e il trionfo della castità: vecchie e
nuove censure
Per Scipioni, dunque, leggere è un piacere da perseguire a
ogni costo. Anche quando, “mosso dal desiderio di far
risparmiare soldi a mio padre”, il nostro Scipioni ci riserva
una nuova sorpresa: quella di farsi ritrovare tra gli iscritti
dell’austero seminario di Viterbo, dove tenta di far entrare
due bei libri d’arte acquistati, guarda caso, su una
bancarella.
“I libri, dopo il vaglio della censura, mi furono restituiti
con due pagine in meno, tagliate con la lametta. Nel libro su
Lorenzo Lotto mancava la pagina con l’illustrazione del
Trionfo della castità mentre, in quello dedicato a Raffaello,
mi era stata tagliata la pagina con la riproduzione della
Donna incinta, un’immagine ritenuta capace di rievocare
freudiane tentazioni nel giovane seminarista. Ebbene, il fatto
ebbe il potere di incentivare il mio cammino verso quel vizio
impunito che è il possedere, sfogliare e leggere libri.”
A sbeffeggiare la censura seminariale, la grande memoria di
Scipioni, pesca un sonetto del Belli che ben illustra
l’accaduto: “Che predicava a la missione er prete?”, declama
il nostro stravagante editore, “Li libbri nun sò robba da
cristiano. Fiji, per carità nun li leggete... ma ormai avevo
bello e che appurato che la lettura non era tormento e noia,
che esistevano libri diversi da quelli di scuola – tutti da
buttare – libri che sia possibile leggere con diletto e con
una passione autenticamente libidinosa, anzi, libridinosa!”
Libri che, come quello scritto da Sesto Serpillo, sempre per
le edizioni Scipioni, e intitolato Che dio la benedica!, fanno
ancora urlare “vergogna” ai benpensanti: “Al salone del libro
di Torino dello scorso anno,” spiega Scipioni, “per
propagandare questo volumetto, una raffinata raccolta di
limeriche, era stato realizzato un manifesto con su scritto
chi ama la fica metta una riga, un manifesto che il pennarello
di qualche fanciulla aveva provveduto a trasformare in chi ama
la riga metta una fica... ebbene, la parola “fica” è stata
sufficiente per convincere la direzione del salone a inviare
una squadra di energumeni a strappare i manifesti e staccarci
la corrente dello stand per rappresaglia.”
Goliardia e dintorni
La censura operata dal Salone di Torino ci rende semplice
ricordarci di un passato evidentemente meno lontano di quello
che sembra. Eravamo nei pruriginosi anni ’50 quando: “Ancora
si recitavano poemetti come il Don Sculacciabuchi, o come la
celebre Ifigonia che aveva per protagoniste le Vergini dai
candidi manti, rotte di dietro ma sane davanti.”
Questi testi, che con cura filologica Scipioni ha provveduto a
raccogliere e a pubblicare tra le sue Curiosità: “riuscivano a
circolare soltanto in fogli dattiloscritti, ne era vietata la
stampa e la diffusione perché ritenuti in grado di offendere
il pudore. In realtà, dietro le gustose macchiette dipinte da
anonimi goliardi, si celava spesso la realtà di una giustizia
ingiusta o di una Chiesa Cattolica sempre pronta a condannare
al fuoco eterno ogni brandello di piacere. Insomma...
Benedetta la sorte de li cani,” come cantava il Belli, di
nuovo recitato da Scipioni: “che se ponno pijà quer po’ de
svario senz’agliuto de borza e de ruffiani. E ponno fotte in
d’un confessionario, ché nun l’aspetta com’a noi cristiani /
sta fregna de l’inferno e del Vicario.”
L’inferno del Vicario... o magari quello più simpatico di
Frate Bischeraccio che, nelle Pene dell’inferno, un altro
volumetto targato Scipioni, così ammansisce le sue fedeli
ascoltatrici: “Bolle e ribolle la caldaia dell’ira divina, e
se voi, o mie fedeli, non la calmate afferrando con vigore lo
schiumatorio della peni-tenza, essa verserà dentro di voi la
broda bollente di cui è ribboccante...”
E in effetti dietro le mal celate voglie di Frate
Bischeraccio, il discorso sull’erotismo incrocia quello sulla
religione e sul potere: “Non a caso,” ci spiega Scipioni, “è
possibile parlare di erotismo sacro per molte antiche civiltà,
e ancora oggi il sesso, pur essendo di per sé importante, è
ancora più importante proprio per la facilità con la quale
l’amore carnale oltrepassa la camera da letto, arrivando a
coinvolgere e a mettere in discussione l’ordine sociale. I
miei libercoli di contenuto erotico, contengono sempre
elementi per una riflessione che va oltre la pura goliardia.”
Libercoli che, senza pretese, parlano allegramente di sesso.
Senza pretese perché: “Dietro la mia voglia di fare libri c’è
la necessità di far gustare alla gente la lettura, senza la
pretesa di catechizzare le folle o impartire chissà quale
verità... la verità, la gente, se la cerca come me la cerco
io, in quanto al trovarla... chi se ne importa, il piacere è
tutto nel cercare!”
Sui porci del gregge di Epicuro...
Una ricerca intorno alle cose belle della vita, così potremmo
definire il catalogo di Scipioni che, non a caso, oltre a
libri di storia comprende tematiche sessuali e composizioni
erotiche ma anche libri di cucina e testi sul buon vino. Un
omaggio a Epicuro, il grande filosofo greco a cui è dedicata
la collana poiché, precisa l’editore di Valentano, “la
filosofia epicurea è tutta qui: esistono delle cose naturali e
necessarie, il bere, il mangiare, il dormire... cose che
occorre fare, pena la morte. Ed esistono poi le cose naturali
ma non indispensabili, come fare l’amore. Di tutte queste
cose, se possibile, usufruiamone spesso!”
Sono ben altre le cose da cui stare alla larga, afferma Felice
Scipioni: “si tratta di tutto ciò che Epicuro descriveva come
non naturale e neppure necessario: l’ansia del possesso, la
frenesia di carriera, la sete di onori... queste sono le cose
veramente dannose, capaci di abbreviarti la vita.”
E questo è anche tutto ciò che non troverete mai nei piccoli
libri stampati da questo maestro epicureo, che, di fronte a un
ingente furto subito qualche mese fa, reagisce facendosi una
sonora risata: “i ladri avrebbero potuto rubare tappeti
persiani, computer, oggetti preziosi... e invece hanno rubato
libri, per venderli e ricavarci denaro. Questo furto è stato
per me una notizia incoraggiante: finalmente il libro acquista
valore e il rincrescimento che provo è largamente compensato
dal divertimento di constatare che i miei libri vanno a
ruba... se prenderanno i ladri, prometto che rinuncerò a
costituirmi parte civile!”
Siamo convinti che Scipioni presterà fede alle sue parole,
intanto, da buon epicureo, non ha certo bisogno di guardare
l’orologio per capire che si è fatta ora di pranzo: Stefania
Gander, neo collaboratrice di Scipioni, smette per un momento
di rispondere alle decine di mail che arrivano ogni giorno
alla casa editrice e si unisce a noi. In una trattoria che non
manca di esporre al pubblico le sue Curiosità, il coregone,
ottimo pesce di lago, fatto arrosto con le patate e una bella
bottiglia di vino bianco di Montefiascone saranno sufficienti
per fare piazza pulita di intere generazioni di storici
bacchettoni in Roma antica. Questi, pure circondati da
magistrati corrotti e da politici arraffoni, raramente
trovarono il coraggio per descriverli come maiali. Era molto
più semplice prendersela con il filosofo greco e così,
complice una certa ignoranza sulla sua opera, con fare
sprezzante, dei suoi seguaci si diceva: “È uno dei porci del
giardino di Epicuro...”
(Box 1) Tutti i libri della Scipioni Editore
Dopo una vita passata in mezzo ai libri, Felice Scipioni fonda
l’omonima casa editrice nel 1985. Oltre che dalle “Curiosità
del giardino di Epicuro”, con tirature mai inferiori alle
5.000 copie per titolo, il catalogo di Scipioni comprende
altre sei collane: tra le “Golosità del giardino di Epicuro”,
dedicate alla cucina, si celano libri di ricette tradizionali
tra le quali spiccano quelle tramandateci da Apicio, grande
cuoco in Roma imperiale.
Concepite per rendere un omaggio alla propria terra, le
collane “Maremma” e “Brigantaggio”, con i libri di Alfio
Cavoli e Pierluigi Albini, documentano la storia e il folklore
di questa zona del centro Italia compresa tra Viterbo e
Grosseto. Figure spesso sottovalutate dalla storiografia
ufficiale sono recuperate nella collana “Le donne dei papi”,
donne dimenticate in fretta ma che giocarono ruoli cruciali
per i destini della chiesa di Roma. Completano il panorama
dell’abbondante produzione Scipioni una piccola collana di
“guide turistiche”, dedicate alla necropoli di Cervetri e alla
cittadina etrusca di Roselle, e una collana di “varie”: titoli
che non appartengono a nessuna collana specifica tra i quali
vi segnaliamo la “Libridine” curata da Felice Scipioni in
persona e che raccoglie famosi aforismi sugli scrittori e
sugli editori stampati su cartoncino formato A4: per i
collezionisti.
(Box 2) “Non mi vengano a parlare di cultura”: Felice
Scipioni e le insolvenze delle librerie Feltrinelli
La principale caratteristica della Scipioni Editore è la
grande attenzione che il suo conduttore dedica al mercato
“alternativo”. Occorre però precisare che la scelta di
Scipioni è risultata essere una scelta obbligata di
sopravvivenza. Dichiara Felice Scipioni: “Sto pensando di
eliminare proprio la libreria... dici, ma... e perché? Perché
le librerie Feltrinelli, per esempio, che sono il massimo...
ebbene, loro sono capaci solo di prendere l’ordine che gli
fanno i privati, per non perdere la faccia di fronte al
cliente, ma non tengono i miei libri in deposito. A Firenze,
in passato, c’era un certo direttore che mi teneva i libri in
mezzo a tutti gli altri e i libri si vendevano: in un solo
anno, quella libreria, ha reso più di cinque milioni al netto
del 45% di sconto sul prezzo di copertina. Quando è cambiato
il direttore, quello che è arrivato ha detto: - Per carità,
fuori tutti questi libri! – e mi ha fatto la resa. Se capita
che la gente si riversa in libreria a chiedere un mio libro,
come è successo per “Il piacere dell’italiano” di Paolo
Granzotto (dopo una bella recensione scritta da Indro
Montanelli sul “Corriere della Sera”, ndr) allora si fanno
vivi, ma continuano a ignorare il resto del catalogo. Poi c’è
anche un altro problema: questi non pagano! Non pagano! É da
oltre un anno che cerco di riscuotere un credito da otto
librerie Feltrinelli in Italia: telefonano, mi mandano
lettere... soldi, niente!”
Senza dubbio un fatto grave, questo denunciato da Felice
Scipioni, considerando che vede protagonista un’istituzione
come la Feltrinelli, un nome che si è soliti associare a idee
di democrazia e politica partecipativa. Sui mancati pagamenti
e sull’estromissione dei piccoli libri (quelli sotto le
diecimila lire) dalle librerie della catena, Scipioni dice:
“Questo è un modo di sfruttare un piccolo editore, che
dovrebbe sopravvivere con la collaborazione di quelle che sono
le librerie importanti, come le Feltrinelli...” Il battagliero
Scipioni, però, non si rassegna: “Io ho dimostrato, fino a
oggi, di fare a meno delle librerie Feltrinelli... e sono
sopravvissuto. Non vogliono i miei libri? Benissimo, restino a
casa loro che io resto a casa mia... ma che non mi vengano più
a parlare di cultura!”
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