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FELICE SCIPIONI
Leggendogodendo,
l’Epicuro del Duemila
Settantenne, da vent’anni tormentone della Tuscia coi suoi libelli
che parlano di pontefici e scorregge ha scosso gli animi della
provincia laziale, movimentando il mercato editoriale
nell’imbarazzo delle major. L’imperativo categorico:
“Leggere è godere”
di
DANIELE PRIORI
Trenta
ettari di terreno, un casale con una biblioteca di
trentaquattromila libri contornati da 650 metri di siepe, lauro
ceraso per la precisione, interrotta ogni 25 metri da un albero di
tiglio. Qua e là due cavalli. Si presenta così, semplicemente
meraviglioso, come un piccolo Eden agli occhi del visitatore,
quello che in realtà è un moderno Giardino di Epicuro che si trova
in provincia di Viterbo, al confine tra i comuni di Valentano e
Capodimonte. E in questo posto intramondano che
logisticamente è il vero ombelico d’Italia, dista infatti circa
110 chilometri dai colli di Roma, altrettanti dalle valli senesi
del Chianti e all’incirca gli stessi anche dalle brulle piane
maremmane, vive, lavora e gode un editore, l’allievo più fedele di
Epicuro, forse uno dei più sinceri epigoni, a oltre duemila anni
di distanza dal passaggio terreno del filosofo edonista. Si chiama
Felice Scipioni, professione: essere umano alla ricerca dei
piaceri della vita hic et nunc, qui e ora, magari
attraverso quella che, per lui, è l’arte più sublime, vitale
verrebbe da dire: leggere, anzi leggendogodendo come recita
il dominio web della sua piccola ma divertentissima casa editrice
ormai da vent’anni sulla breccia.
Settant’anni portati egregiamente, Felice, a prima vista, sembra
un normale settantenne, perfino tranquillo. Poi inizia a parlare
ed esce fuori il portento.
In paese un po’ tutti lo chiamano “maestro”. Scipioni, infatti,
nella sua vita precedente, conclusasi a quarantatre anni,
insegnava. Lettere, ovviamente. E ovviamente insoddisfatto. Perché
anche lui, passando per la scuola, ha rischiato di odiare quella
che, invece, poi è divenuta l’attività della sua vita nuova, vera,
o meglio, la sua linfa viva: leggere e fare libri.
Un “mestiere” scoperto ben oltre i quarant’anni, anche se invero è
assai improprio, con lui, parlare di mestiere. Per Scipioni,
infatti, il lavoro semplicemente non esiste. Cioè: o è tutto un
lavoro assai piacevole, questo suo modo di essere editore
giocando, alla ricerca del piacere, oppure di lavoro non ce n’è
affatto nella sua vita.
“Capita – ci spiega quando gli occhi iniziano ad ardere – di stare
al tavolo a scrivere fino a notte fonda, senza guardare l’ora,
anche perché qui né io né Alessandro portiamo gli orologi, non ci
servono”.
Alessandro, un altro bel tipo. Tabacchi di cognome. Trentenne,
manco a dirlo epicureo, ha scoperto la furia di Scipioni per caso,
su internet. E da Alessandria, dove gestiva un banale e
noiosissimo call center, ha fatto armi e bagagli e se n’è sceso a
Valentano, nel Giardino del suo Epicuro.
Oltre centotrenta titoli all’attivo, tutti volumetti piccoli,
colorati, ben rilegati “liberi, economici e raffinati, epicurei e
impegnati, religiosi e anticlericali, goliardici e filosofici,
sempre stimolanti, bizzarri, giocosi e soprattutto curiosi”.
Questa la definizione iperaggettivata che ne dà il genio
folleggiante di Scipioni. Tutto traducibile nello slogan che si
trova all’ingresso del casale nel Giardino di Epicuro: “Lettura
come godimento: un peccato che ti salva”. Il motto identificato
nell’ immagine di una donna lasciva. Sette le collane finora
inventate. La più nutrita è quella denominata Le Curiosità del
Giardino di Epicuro. Ultimo titolo, a cura di Alessandro
Tabacchi, Er Viceddio. Una rilettura dei sonetti del Belli
sui vari pontefici a lui coevi ideata nelle ore in cui Giovanni
Paolo II giaceva morente nella sua stanza in Vaticano con gli
obiettivi di tutto il mondo puntati addosso. Copertina simbolica
e, ovviamente, colorata di bianco e giallo. A furoreggiare in
quest’ultimissimo periodo è, però, un altro libro intitolato La
storia dell’O - Vademecum per l’uso dell’ombellico vuoto e
ripieno di Santi Urso, pseudonimo dietro al quale si cela un
giornalista del Corriere della Sera.
“Ora è in preparazione – ci anticipa Scipioni – un nuovo volume,
scritto da un altro redattore del Corsera. Si intitolerà La
storia del Cu… Lasciamo immaginare a voi l’argomento.
Sempre da quelle parti “ventilano” altri titoli divertenti,
piccoli capolavori della goliardia del presente, come Estetica
della scorreggia – Appunti per una buona applicazione della tromba
di culo ad uso dei cultori redatto da un certo Tony Siluro
Ventilatio, pseudonimo, ovviamente, scelto dal tremebondo
redattore di una diffusa pubblicazione cattolica che, fatto il
danno, temeva per il proprio posto di lavoro (!) ma anche del
passato, su tutti L’Ifigonia parodia goliardica della
celebre tragedia greca, realizzata da Haertz De Benedetti, zio
dell’Ingegnere editore di Repubblica così come il Don
Sculacciabuchi, di cui fu autore un certo Rosati che poi
divenne ministro di Grazia e Giustizia nel governo di Giovanni
Giolitti.
Non sono, ovviamente, solo di questo tipo le pubblicazioni di
Scipioni, alternativo perfino nella vendita dei propri volumi.
Nella Tuscia, infatti, si possono trovare ovunque: dai bar alle
stazioni ferroviarie e perfino nei ristoranti con prezzi che vanno
per lo più dai 2 ai 4 euro. Costano così anche i due volumi
intitolati Il piacere dell’italiano redatti dal
vicedirettore de Il Giornale, Paolo Granzotto e ripubblicati da
Scipioni che racconta con soddisfazione “Montanelli aveva
trasferito questi due libri dalla scrivania al comodino”.
Insomma questo Scipioni, non ci vuole molto a capirlo, è un
editore davvero sui generis, diverso da tutti gli altri.
Personaggio di indole buona ma certo non tranquilla, è in lite con
mezzo mondo, pezzi grossi del calibro di Mondadori, Feltrinelli e
addirittura Poste Italiane, per i più svariati motivi e non esita
un secondo a mettere sul proprio sito internet tutti gli atti di
indagini, processi e quant’altro. Un esaltato troppo sicuro di sé,
commenterà qualcuno. Nient’affatto.
Felice ci tiene a precisarlo che la sua editrice non ha un
argomento preciso né una ideologia di riferimento, perché non c’è
una verità.
“Quella davvero non ce l’ho – ci dice Scipioni – la cerco come la
cercano tanti altri quindi non posso proprio propinarla a
nessuno”.
Parole di un relativismo puro. Si schernisce:”E’ solo la
constatazione del fatto che la verità assoluta, se qualcuno ce
l’ha si accomodi pure…”. Eppure, pare impossibile, dietro questa
manifestazione d’amore per il pensiero relativista c’è anche una
profonda ammirazione per Joseph Ratzinger, papa Benedetto XVI, che
del relativismo è il più accanito censore.
“In altri tempi – ci confessa – ho sognato di poter pubblicare
qualche suo libro…” Chissà se avrebbe accettato. Forse avrebbe
preferito l’invito di altre case editrici, quelle gestite da
quegli “editori che – come ci spiega Scipioni – fanno questo
lavoro credendo di avere la verità, vogliono trasferirla agli
altri e fanno libri con questo intento”.
Al di là delle idee, che pure contano, dietro una casa editrice
che, per quanto piccola e particolarissima, tira avanti da quasi
due decenni, ci deve essere però giocoforza una filosofia
economica.
Scipioni ce la spiega così:”Ci sono gli editori che pensano di
arricchirsi senza capire che i libri, fondamentalmente, presi
così, sono carta sporca che vale meno della carta bianca. Anche io
avrei già chiuso – dice – se avessi inseguito gli obiettivi che
tanti nuovi editori inseguono, ovvero: fare un contratto con un
distributore e mettersi a fare i libri che ritengono validi
culturalmente. Si sa che il distributore presso il libraio non
promuoverà mai le piccolissime edizioni, il libraio a sua volta sa
che lo spazio costa e quindi non rischia. Questa è la realtà,
bisogna tenerne conto e allora noi ci siamo inventati il mercato
alternativo di bar, ristoranti, stazioni, agriturismi. Un criterio
che si può seguire, però, solo badando a tutto: dal prezzo ai
titoli accattivanti, dalla grafica, ai colori. Solo così si può
pretendere che la gente prenda in mano questo mucchio di carta
sporca, inizi a leggerla e capisca che leggere non è pesante”.
Viene spontanea, dunque, la domanda se dietro tante e varie
pillole di pensiero in realtà si celi un editore seguace
dell’etica dell’impegno piuttosto che di quella del disimpegno,
come parrebbe a prima vista.
Ci pensa un po’ su e poi si esprime, stupendoci ovviamente:”Credo
dell’impegno in quanto ho comunque come obiettivo quello di
indagare e scoprire il bello, il vero, il buono. Che poi non ci
riesca lo so già in partenza ma questo non mi esonera dal
cercare”. Il motivo principe, però, è divertire. “Spesso – ci
racconta Scipioni – ci si trova di fronte a degli accademici
accigliati, bibliotecari seriosi. Mi chiedo cosa ci faccia quella
gente nelle biblioteche. Quelli là i lettori li allontanano!”
L’ispirazione, invece, il modello umano e letterario del Novecento
cui Felice Scipioni vorrebbe avvicinarsi è, senza ombra di dubbio
Indro Montanelli. Per la chiarezza espositiva, l’ironia, lo stile,
la capacità unica di prendere il lettore. Non c’è da
meravigliarsi, allora, se uno degli ultimi pensieri “libridinosi”
che si trovano all’interno del sito Leggendogodendo è
quello dello scrittore Giuseppe Pontiggia che dice:”Sbottonate il
cervello tanto quanto i pantaloni”.
Felice Scipioni, nel suo Giardino epicureo ci riesce pressoché
ogni giorno. E questo gli basta per pensare, godere, vivere
appieno la bellezza della vita, guadagnandoci in piacere e
serenità, così da poter sempre ricominciare
all’indomani.
DANIELE PRIORI
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