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IL FUTURO DEL LIBRO:
USCIRE DAL TEMPIO
I roghi dei libri.
Ogni libro bruciato è un delitto. Un
rogo di libri è sterminio di massa.
Eppure un rogo di libri lo
sottoscriverei.
Tra le opere di misericordia spirituale
ci infilerei anche la messa in atto di
un grande falò con tutti i libri di
testo depositari della scienza ufficiale
che ogni bravo studente deve possedere
per essere promosso agli esami, vincere
un concorso, trovare lavoro.
Prezzo, numero di pagine, argomento:
tutto è stabilito dal Ministero che ha
dettato le regole per fabbricare i
"dottori". Il sapere è lì, concentrato
in quelle pagine; basta leggerle e
memorizzarle. Sarai professore, notaio,
medico, quello che vorrai.
Assurto a summa del sapere, il
manuale, comodo alibi per alunni e
insegnanti, sarebbe bene abolirlo. Se
proprio non è possibile "chiudere" le
scuole, si privino almeno gli studenti
del cappio col quale verranno strozzati.
Il manuale sta alla cultura come il
matrimonio sta all'amore. Quello che
doveva essere un surrogato, un punto di
partenza è diventato un approdo.
Se lo studio e la lettura sono
godimenti dell'anima, il manuale,
bignamizzando il sapere gli ha tolto il
sapore , trasformandolo in dovere.
Per diventare Berlusconi bastano i
manuali.
Per diventare Papini, Prezzolini,
Zanzotto...ci vogliono i libri. Con
l'ausilio dei libri questi concupiscenti
dell'intelletto hanno fatto a meno anche
della scuola. Anzi, non ostante la
scuola, sono diventati maestri di
scrittura e di vita leggendo libri. E
solo dopo averne divorati tanti, li
hanno anche scritti. Per il nostro e
loro piacere.
A me è capitata la ventura di essere
padroneggiato dal furore di possedere
libri (treantacinquemila!): mia
disgrazia e salvezza. Non riuscirei a
vivere senza. Anche se so che non potrò
mai leggerli tutti, per essere entrato
nella evanescente zona Cesarini, sono
rassicurato dalla loro presenza. Alla
bibliomania si è aggiunto, in tempi più
recenti, il piacere della stampa e
diffusione di una collana di libelli
dedicati a Epicuro. Concepiti e
partoriti, come figli, nell'orgasmo e
nell'allegrezza, vorrebbero convincere
qualcuno che non ha ancora assaporato le
prelibatezze della lettura, che tra i
piaceri della vita c'è anche il
leggere.
Snobbati da librerie e biblioteche
(costano poco , con una grafia
comprensibile e per di più non intendono
trasmettere Verità o Certezze), sono
costretti a cercare rifugio nei bar,
nelle trattorie, negli alberghi, nelle
edicole delle stazioni, nelle barbierie,
suffragando l'idea balzana secondo la
quale i libri si vendono anche in
libreria.
Tutto può stare nella magia di questi
mondi di carta, tutti i mondi possibili
e impossibili, reali e surreali, passati
e futuri. Un libro deve stupire, per il
piacere o la sorpresa dell'incontro,
deve appassionare per le emozioni che
regala durante la lettura, per quelle
che si protrarranno nel tempo come dopo
un addio o un arrivederci..
Bisogna liberare i libri dal tempio,
liberarli dal piedistallo, dalle teche
che non ce li fanno avvicinare. La gente
dovrebbe incontrare i libri più spesso e
i libri dovrebbero trovarsi dove la
gente vive, lavora, si incontra. E' così
che nascono le amicizie.
I libri non possono annoiarsi
nell'attesa di essere scelti, uno fra
tanti, da quei pochi collaudati lettori
che già sanno divertirsi leggendo..
I libri ovunque e comunque.
I Santuari della Feltrinelli continuino
pure il glorioso percorso, ma dove c'è
un bottegaio, un ambulante, un
rigattiere, ci sia anche "ciò che per
l'universo si squaderna", secondo l'
inarrivabile definizione dantesca del
libro.
Stanno morendo le ultime
cartolibrerie di periferia. Di
ambulanti che vendono libri se ne vedono
sempre meno, ma i nostri Comuni,
Province, Regioni, Enti pubblici e
privati perseverano nel voler
finanziare le schiere di scrittori che
spasimano dalla voglia di vedere il loro
nome e le loro effigi sulle copertine di
libri che mai alcuno leggerà. Che cosa
rimarrà di tanta carta sprecata? Molta
vana gloria e qualche voto in più
nell'urna dei vari partiti di un misero
panorama politico.
Per non parlare dello scandalo da
tutti conosciuto e più volte denunciato
(vedi Report:): 700 milioni di Euro
all'anno per finanziare i giornali che
non ci sono, inventati da un solo
parlamentare che insieme ad altri otto
persone hanno escogitato una
cooperativa i cui soci, anziché essere
denunciati dallo Stato per associazione
a delinquere, vengono premiati con
milioni di Euro annui.
Stampare un giornale o un libro ha
senso soltanto se c'è qualcuno
interessato alla lettura.
Se mancano i lettori, si sporca la carta
e ci si rende corresponsabili di un
delitto ecologico.
E i contribuenti dovrebbero pagare le
tasse a uno Stato che elargisce danaro a
Partiti imbrattacarte attraverso il
finanziamento dei loro fasulli
quotidiani?
Pensate quanti rivenditori di libri si
potrebbero alimentare e sostenere con
tutti questi milioni buttati al vento..
Felice Scipioni
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