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Ci fidiamo dei nostri amici lettori: niente contrassegno - per risparmiare - rimessa diretta a mezzo bollettino di n° 10610012 intestato a Scipioni - 01018 Valentano.
 



 

Passione, lettura
& goliardia

La nuova intervista all'editore Scipioni a cura di
Paola Di Giampaolo

della redazione di Alice.it

 

 
  Intervista di Raffaele Calafiore a Felice Scipioni:
un editore, un bibliofilo, un biblomane.

 

  La libridine di Felice Scipioni, l'editore del Giardino di Epicuro.
 

  365 Giorni in Fiera
L'intervista all'editore
Scipioni

 


 

 


Prima di addormentarsi Montanelli trasferiva due volumetti della collana "Curiosità del Giardino di Epicuro" dalla scrivania al comodino da notte...
 
 
 
GLI SCRITTORI ESORDIENTI: UNA PIAGA SOCIALE

Il maggior desiderio dell’uomo?
Per Freud fu l’eros e per Adler il potere.
Un attento osservatore dei nostri giorni invece sostiene che in fondo al cuore di ogni essere umano campeggia impellente e prioritario il bisogno di essere “riconosciuto”, di essere notato e tramandato.
Ma non pensate al Foscolo, alle “grandi opre” eseguite in vita e meritevoli di perpetuare la nostra memoria ai posteri. Più modestamente l’uomo contemporaneo italiano, dall’insegnante all’industriale, dall’impiegato al fattorino, sogna un libro da pubblicare con un editore.
Anche se in cuor suo pensa di arricchirsi, l’ aspirante scrittore è disposto a pagare in banconote il parto della propria mente. (E questo spiega perché in Italia ci siano oltre cinquemila editori)
Pur sapendo che i libri non si vendono e non si leggono, una folta schiera di esordienti, ogni giorno – almeno quaranta - dà alle stampe, in proprio o con un editore a pagamento, il distillato di sogni accarezzati e vezzeggiati: poesie, racconti, romanzi, autobiografie romanzate….
Azzardatevi a insospettire questi “geni” ipotizzando che i loro libri, una volta stampati, potrebbero finire tra le rotative di qualche cartiera: vi farete dei nemici a vita.
Molti di questi novelli Pasternak non hanno letto per intero un libro dal tempo del “sussidiario” nelle scuole elementari. E se vi permettete di consigliar loro la lettura di un libro, prima vi guardano di soppiatto e poi abbozzano un sorriso di autosufficienza frammisto a commiserazione. Non insistete. Sarebbe più facile tirar fuori un ragno dal buco.

Finalmente ci siamo. Dopo concitate telefonate e lettere speranzose nelle redazioni di cento case editrici, arriva la proposta di contratto: un capolavoro di arzigogoli e postille, ma il succo è che lo “scrittore” dovrà acquistare dall’editore – come contributo alle spese - cinquecento copie dell’”opera stampata”, di grande formato e al prezzo di copertina appositamente fermentato. Ma lui, lo Scrittore, è talmente esaltato che non si lamenta: in fondo – pensa - si tratta di un capolavoro ed i 15 euro di copertina li vale tutti.
Il nome è bene evidenziato, la foto a colori di cinque anni fa sovrasta, in quarta di copertina, le note autobiografiche scritte in neretto.

(Sentite come un gioviale medico e letterato aretino – il Guadagnoli - nel 1823 , è riuscito con evidente comicità a descrivere in rima questo aspetto ridicolo dello smanioso scribacchino:
qualsivoglia scrittore, asino o dotto,
se di gloria il desio gli accende il petto,
stampa, e il suo ritratto ficcavi di botto.
Non c’è proprio niente di nuovo sotto il sole. Duecento anni fa come oggi.)

Il nostro eroe è raggiante. Pregusta la faccia di merda di quei colleghi che lo hanno sempre considerato il “signor nessuno”.
Tuttavia… nonostante l’euforia ipnotica che lo pervade, un pensiero dell’ultima ora lo turba: qualcuno potrebbe appropriarsi del suo scritto o di qualche parte di esso. Per esempio quel tratto ove è descritto l’incontro…
Ma no… niente problema… c’è la SIAE!
- Pronto, SIAE? Sono uno scrittore esordiente che sta per pubblicare il suo primo romanzo. Come posso essere garantito per la mia opera letteraria nei confronti dello stesso editore e di eventuali pirata?-

Ancora 200 euro e ogni timore è dissolto: il timbro a secco della Siae sarà impresso nel frontespizio…Sembra che il mondo sia lì, con il fiato sospeso, ad attendere l’evento.
Anche i familiari non vedono l’ora che avvenga questa “uscita”, perché l’insofferenza e l’attesa spasmodica stanno rendendo il Nostro irascibile e intollerante.
E lasciamolo lì a fantasticare.

Per rendervi conto del fenomeno vado a spulciare nell’archivio della mia casa editrice per sciorinarvi un piccolo estratto delle migliaia di lettere arrivate per posta o per e-mail. Estrapolo tra le ultime:

Ecco l’atto uficiale col quale ti nomino :
oggi, 12.12.2003 dichiaro di aver ceduto il 50% dei diritti d’autore sulle opere consegnate a Felice Scipioni editore, in cambio della somma anticipata a me medesimo di euro 3.000 da accreditarsi con bonifico on line intestato a (segue nome e cognome ) e pagabile presso qualunque ufficio postale.
Tutto il materiale verrà da me spedito in cd a mezzo posta assicurata al destinatario entro il 31.12.2003.
E che Dio ci aiuti, ormai sei proprietario di me stesso, trattami bene, ora ci attende una festa solenne il prima possibile.
La firma che suggella l’e-mail è di persona a me sconosciuta e che qualche tempo prima mi aveva chiesto telefonicamente di poter spedire in visione alcuni suoi testi.

17 dicembre 2003, per e-mail:
Sono una donna di 33 anni, mi chiamo Antonietta….indovinate un po’? Ho appena scritto un libro! È nato come un miracolo questo mio piccolo Tesoro, il mio primo libro. …Spero vivamente di ricevere una risposta positiva al più presto, perché io fremo.
P.S. Credo che il mio libro meriti di uscire in tutta Italia, quindi preferirei che mi informaste sulla vostra estensione. Grazie. Antonietta

Nello stesso giorno, sempre per e-mail:
Cari Scipioni, vi scrivo nella speranza- certezza di trovare delle persone disponibili, non i soliti direttori editoriali dagli occhi di ghiaccio e dal grilletto facile. I miei matematici sforzi di trasformarmi da un idiota che imbratta dei fogli a uno scrittore forse stanno dando qualche risultato. Qualche tempo fa ho partecipato a un concorso per giovani presunti e presuntuosi letterati, così per provare, l’importante è partecipare, si dice così. La giuria dei folli però non lo sapeva, che io avevo partecipato così, solo per il gusto di provare, che l’importante è partecipare, si vede che non lo sapeva e ha decretato:
il racconto vincitore ha convinto le giurie….
Io sono rimasto davvero sorpreso quando ho sentito sulfureo, quando ho sentito una professoressa, alla premiazione, venire lì a dirmi sottovoce che quelli della giuria critica hanno votato praticamente all’unanimità per il mio racconto, erano tutti estasiati dalle mie soprannaturali capacità, dal direttore di collane e braccialetti dell’Einaudi, al direttore del Giornale, tutti che dicevano “altro che un gradino, questo qui è un pianerottolo sopra gli altri”, ma davvero?, gli ho chiesto io alla professoressa e lei sì, sì davvero.
Adesso ho per le mani un romanzo, che ho scritto prima del racconto. Posso spedirlo a voi, il romanzo? Saluti. Pietro
Vi garantisco che anche in questo ultimo caso (clinico) non ho aggiunto nè tolto una sola virgola.
Chi dice che fare l’editore non è divertente?
Oltre cinquecento lettere di questa fatta, pervenute nell’arco di un anno, sono a disposizione (privacy permettendo) degli increduli e dei curiosi.
E ringraziamo il cielo di essere piccoli! Vi lascio immaginare quello che accade nelle redazioni delle grandi case editrici.
Ad una Signora che si lamentava di non riuscire a trovare un editore per dare corpo alle sovrabbondanze del cuore in piena, Indro Montanelli rispose: “Troppi ‘cuori’ hanno preso ‘forma cartacea’: sarebbe stato meglio, invece, se fossero rimasti nei petti” (Corriere della Sera, 20/07/200).

Mi si dirà: ma che male fanno questi esseri bisognosi di lasciare, per i vivi e per i morti, una traccia del loro percorso sulla terra? È umano e comprensibile che molti di noi, all’approssimarsi dell’ora fatale, ripetano il grido oraziano “non omnis moriar!”. Non si possono sdradicare i sogni dalle coscienze. Sì, è vero! Infatti non chiedo un patibolo per i 170.700 scrittori ufficiali italiani ( cfr. Banca dati Alice del 12 dicembre 2003), anche se a questa cifra si debbono aggiungere altri 200.000 “clandestini” e più di 500.000 scrittori “in pectore” , cioè quelli che sono alla ricerca di un editore o che si apprestano a dare alle stampe in proprio i palpiti di un cuore trafitto, abbandonato in un cassetto.
Però…Dio ce ne scampi e liberi dalle persone che hanno scritto più di quanto hanno letto! Quasi un milione di scrittori a fronte di qualche centinaio di migliaia di lettori “forti”!
Questa falange tumultuosa costituisce in molti casi una vera “piaga sociale”. Per varie ragioni:
- Chi scrive molto (e legge poco) soffre sovente di una sorta di megalomania che occulta ai suoi occhi il valore delle opere prodotte dai “concorrenti” (si chiamino pure Proust o Calvino, poco conta), e così facendo non si può certo dire che offra un buon servigio al mondo della cultura. La pletora dei prodotti cartacei, offerti gratuitamente, contribuisce a svilire la merce libro.
- Non pochi scrittori sono egocentrici ed hanno la tendenza a non leggere gli altri scrittori. A loro basta tenerli d’occhio, sorvegliarli. Più libri scrivono, più montano in superbia, peccato capitale e antisociale.
- La mediocrità degli scritti che giungono alle varie case editrici non funge da deterrente alla pubblicazione degli stessi, in quanto quasi tutti gli editori vivono pubblicando a pagamento proprio questo tipo di libri che nuoce al mercato librario (si ricordi che un libro su due è destinato al macero) e all’immagine dell’editoria in generale.
Per tanti velleitari esordienti di nessun valore, quanti veri scrittori si celano nel silenzio della loro modestia e consapevolezza, che li spinge a non esporsi? Quello che manca alla maggior parte degli scrittori in erba è proprio la modestia, il saper accettare i propri limiti, la volontà di migliorare.
I grandi scrittori ci hanno insegnato che nulla è tanto misterioso quanto l’atto della creazione artistica, e come a volte siano necessari mesi, anni addirittura, di meditazione e autocritica, per giungere alla stesura definitiva di un lavoro degno di considerazione. Pensate ai Promessi Sposi: quaranta anni di incubazione e riletture assidue.
Come rispondere quindi a quello scrittore esordiente che in un’altra mail affermava di aver scritto “dodici romanzi, un centinaio di racconti e circa mille poesie”? Forse ricordandogli la produzione di un Ippolito Nievo o di un Italo Svevo, tanto esigua al suo confronto?

Un altro drappello, neanche tanto sparuto, sceglie di fare lo scrittore per guadagnare soldi. Guardatevi da costoro. Sono i più pericolosi. Ad essi rivolgerò le parole di un genio, Miguel de Cervantes:
“Una delle maggiori tentazioni del demonio consiste nel convincere un uomo a scrivere e far stampare un libro con l’intento di ottenere denaro”.
Altro che ricchezza e fama! Di sicuro, tanta “fame”.

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Ragazzi, che bellissima giornata! Paesaggio incantevole, sole caldo di primavera, una calorosa ospitalità, un ricco pranzo in riva al Lago di Bolsena un tuffo in un mondo fantastico di storie, personaggi, riflessioni, massime filosofiche poemi goliardici e barzellette, accompagnati da un “maestro” di umanità passione per il proprio lavoro e amore per la vita. (...)

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Se poi volete conoscere de visu lo spirito che anima questa "follia" libresca-libertina, venite a trovare Scipioni al "Giardino di Epicuro": sarete ospiti graditi a colazione.
Il "cibo dello spirito" è cosa buona e giusta, ma presuppone il cibo del corpo. Mens sana in corpore sano.
Il coregone e le anguille del lago di Bolsena saranno buoni corroboranti, soprattutto se annaffiati da quel "paradiso vero" del vino Est Est Est di Montefiascone
(preannunciare la visita al 0761/453686).

 


 

 



 

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Unicamente con finalità ludiche.





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