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“Essere titolari di un conto BancoPosta significa dormire su due
guanciali”.
Questo è lo slogan che campeggia sul sito internet delle Poste
Italiane.
E questa è la lettera che sono stato costretto a scrivere per
denunciare il messaggio ingannevole.
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Spett.le
Poste Italiane
Divisione BancoPosta
Centro Servizi Postel
C/O CMP Poste Italiane – Casella Postale 31
88046 S. Pietro Lametino CZ |
RACCOMANDATA A/R
Oggetto: Rif. Vs. nota del 13/05/04 - Preavviso di revoca
dell’autorizzazione ad emettere assegni - conto corrente n.
10610012.
In riferimento alla lettera in oggetto, devo manifestare, ancor
prima delle mie evidenti ragioni, tutto il mio sdegno per il
Vostro modo di operare e di trattare da truffatore un cliente che
da molti anni tiene acceso con voi un conto corrente con il solo
scopo di far affluire ed incassare i pagamenti di privati che
acquistano libri. Mai firmato un assegno a beneficio di terze
persone.
Il sottoscritto è caduto inavvertitamente nell’errore materiale di
aver impugnato, nell’effettuare - il 03/05/04 - un pagamento di €
350,00 al proprio legale, il libretto d’assegni sbagliato: il
vostro, al posto di quello del Banco di Brescia.
Anche la più bieca, sprovveduta e rigida delle banche si sarebbe
presa almeno la piccola premura di contattare il cliente, prima di
procedere al protesto dello stesso.
Il vostro atto non è concepibile né moralmente né finanziariamente,
in quanto, nel mentre eravate intenti – il 13/05/04 - a decretare
ufficialmente la mia infamia, nello stesso mio conto vi erano
390,00 Euro, sufficienti per pagare l’assegno, e ritirati da me il
giorno successivo, 14 maggio. Se appena vi foste presa la briga di
dare una sbirciatina a qualcuno dei vostri estratti conti mensili,
da dieci anni a questa parte, avreste notato che era prassi
consolidata che io ritirassi settimanalmente, attraverso un
assegno intestato a me medesimo, il denaro versato sul conto.
Il dubbio che permane è se Lor Signori siano stupidi o birboni.
Invoco in aiuto, per sciogliere il gordiano dubbio, le persone che
leggeranno questa mia esacerbata missiva qualora decidessi – ed è
probabile - di renderla pubblica.
Fatto sta che l’Avv. Lopoi, presso lo studio del quale mi sono
recato questo pomeriggio per scusarmi dell’equivoco e soddisfare
il pagamento, non solo non aveva in mano il titolo ma era
completamente all’oscuro dell’accaduto. Più che indignazione, nei
suoi atti e nelle sue parole ho potuto intravedere un ghigno
divertito.
State tranquilli che, non appena si porrà un’alternativa alle Poste
Italiane, vi manderò volentieri a quel paese.
E per dire la verità sino in fondo, tanto per riferirci all’ultima
vostra beffa, un pacco di libri del peso di 8,80 Kg, spedito da me
il 21/4/04 ad un acquirente, a tutt’oggi non si sa che fine abbia
fatto. Non oso più protestare. Che gioverebbe? L’ho fatto in
passato, ma da parte vostra mai una risposta.
Nella speranza di un’alba in cui il vostro sole sarà offuscato.
Valentano 20/05/04
Felice Scipioni
Sapete quale è stata la
risposta?
Sino a questo momento, 28 maggio 2004, silenzio di tomba.
Ma la cosa incredibile è che nel titolo da ieri in mie mani si
legge che il protesto è stato effettuato il 12 maggio, ma già tra
il 5 e l’8 maggio erano stati versati - come inequivocabilmente
risulta dalle matrici dei bollettini di conto corrente in mio
possesso - oltre 380 Euro da parte di miei clienti. Tuttavia la
data di contabilizzazione dei suddetti versamenti, riportata nella
lista movimenti di conto corrente dalle Poste Italiane, è quella
del 13 maggio. Fraudolenza?
Rivolgo un appello caloroso a chi mi legge: secondo voi ci troviamo
di fronte ad una associazione a delinquere? Ad un circolo di
inetti passacarte? O quant’altro?
Aspetto le vostre risposte.
Le poste Italiane
rispondono all'avv. Moscatelli
Le poste italiane hanno protestato indebitamente, in data
13/05/04, un assegno di Euro 350 firmato dall'editore Scipioni.
All'avv. Moscatelli che aveva lamentato - per raccomandata -il
danno morale e materiale dell' illegittimo protesto, così il Responsabile dr. D.N. ha
risposto, dopo due mesi:
<<L'ASSEGNO E' STATO PROTESTATO IN QUANTO
PRESENTATI ENTRO I TERMINI UTILI PER IL PAGAMENTO>>.
Che cosa avranno voluto dire con questa cianfrusaglia?
Salta agli occhi la strafottenza, la menzogna, l'ignoranza
resupina. Risponderanno in questo modo anche al Magistrato?
Dopo
Poste Italiane un esempio di democrazia delle nostre
istituzioni:
Ma che cazzo vuoi! Non rompere i coglioni, fatti i tommasei
tuoi e togliti di mezzo, stronzo!
Questa è una probabile interpretazione del silenzio dell’Assessore
alla Cultura della Regione Lazio, il quale non ha sinora inteso
rispondere alla mia lettera in cui rimarco il favoreggiamento nei
confronti di altri editori laziali.
Che sia questa la via nazionale alla democrazia secondo i
postfascisti?
Signor Assessore alla Cultura
Luigi Ciaramelletti
Via Cristoforo Colombo, 212
00147 – Roma
Alla recente Fiera Internazionale del Libro, Torino, mi sono imbattuto in
una pubblicazione “REGIONE LAZIO”, ove con dovizia di particolari
e con belle ed efficaci immagini a colori, viene effettuato un
buon servizio propagandistico a favore di cinque-sei editori
laziali.
Perché questa discriminazione?
Nel Lazio operano, con impegno e sacrificio, molte altre case editrici le
quali, secondo la Signoria Vostra, non avrebbero ragione di
esistere.
Gradirei conoscere la sua opinione in proposito ed avere una risposta
anche in merito ad altre discriminanti che vengono messe in atto
durante l’Estate Romana, sulla partecipazione a fiere ed eventi
sponsorizzati dalla Regione Lazio.
In attesa,
Felice Scipioni
Valentano, 13/05/2004

Questo è l’opuscolo di pagine 32 a colori, formato 22x22 cm,
stampato e diffuso in varie migliaia di copie dalla Regione Lazio
attraverso il proprio stand presente alla fiera del libro di
Torino 2004.
La lettera che ho
spedito all’assessore alla cultura del Comune di Roma il 24 maggio
u.s. , e rimasta anch’essa a senza risposta, dimostra che i
postcomunisti non sono, in fondo, troppo diversi dai postfascisti.
Evviva le istituzioni, la democrazia e quei fessi che ancora
continuano a crederci
Valentano 24/05/04
Spett.le
Ufficio relazioni con il pubblico
E p.c. Assessore alla cultura Comune di
Roma
Piazza Campitelli 7
00186 - ROMA
RACCOMANDATA A/R
Anticipata via e-mail. urp.cultura@comune.roma.it
In qualità di piccolo editore laziale da quattro anni chiedo,
insistentemente quanto vanamente, di partecipare a “ Libri in
campo ” .
Quest’anno mi è pervenuto da parte di un funzionario del comune di
Roma un invito ufficiale a partecipare alla manifestazione e di
comunicare l’adesione, a mezzo fax 0668804909, entro il trenta
maggio.
E’ quello che ho fatto utilizzando il modello specifico
pervenutomi.
In risposta ieri ho ricevuto un’indignata telefonata, da parte
della responsabile della Casa delle Letterature, nella quale mi si
chiedeva da chi avessi avuto l’invito, aggiungendo che il medesimo
invito a partecipare, rivolto agli editori, è di esclusiva
spettanza della rispettabile signora che mi stava redarguendo per
essermi mostrato un insolente intruso.
Per quanto accaduto chiedo di conoscere, a mezzo comunicazione
scritta, le ragioni di un atto che si qualifica da solo .
Si acclude modulo di adesione e l’ invito ricevuto.
Distinti saluti
Felice Scipioni
Valentano, 29/06/2004
Dott.ssa Giovanna Marinelli
Dipartimento IV Casa delle Letterature
e p.c. Assessore alle politiche Culturali on. Gianni Borgna
Oggetto: “Libri in campo”: rifiuto da parte del Comune di Roma
di accettare, per quattro anni consecutivi, la partecipazione
dell'Editore Scipioni
Rispondo alla lettera "scaricabarile" della Dottoressa Giovanna
Marinelli, con riferimento alla lettera della Dottoressa Maria Ida
Gaeta, con ulteriore riferimento alla lettera della Dottoressa
Margherita Cristiani.
L'invito ricevuto era rivolto agli "editori interessati", che
avrebbero dovuto comunicare la propria adesione. Quindi non era un
un invito ad personam.
Da chi mi è pervenuto questo invito?
Da un editore in itinere, accettato da Lor Signore a partecipare a
“Libri in campo”, che ha quattro libri di imminente uscita. Il
primo di questi quattro titoli è una nuova edizione di Torquato
Accetto: Della dissimulazione onesta, a cura del sottoscritto,
Felice Scipioni, titolare della Casa Editrice Scipioni, ritenuta,
dalla Signora Margherita Cristiani e dalla Dottoressa Maria Ida
Gaeta, indegna, per motivi culturali, di partecipare alla rassegna
della piccola editoria “Libri in campo”.
Montanelli, Granzotto, Manacorda, Vettori, Spadanuda... - alcuni
dei miei autori - è tutta gente da latrina per queste rispettabili
Signore!
Le veline di Starace? Esempi di alta democrazia a confronto
dell'oscurantismo becero e bieco di queste Signore.
Storace, che voleva selezionare i libri di testo da adottarsi
nelle scuole, giganteggia in mezzo a queste quaqquaraquà!
Signor Assessore, chiedo di essere in diritto di non ricevere voti
- e che voti! - da queste sue assistenti. Una sua rettifica
immediata si rende necessaria.
Diversamente, deciderò la divulgazione con tutti i mezzi di quanto
accaduto - horresco referens - nella democratica Capitale
d'Italia.
In attesa di una pronta e onesta risposta,
Distinti Saluti
Felice Scipioni
Alla vibrante e
appassionata protesta di Scipioni per la qualifica di “editore
spazzatura”, tanto da non essere ammesso alla rassegna romana , le
minerve armate dell’Assessore Borgna sono scese in campo ed hanno
espresso il loro ispirato vaticinio. Eccolo: “a una verifica sul
catalogo, la produzione editoriale dello stesso Scipioni non ci è
apparsa assolutamente adeguata al tenore culturale e al profilo
alto che da anni ormai ci curiamo di mantenere per Libri in
Campo”. Sono le precise parole che la Presidente dell’Associazione
Culturale Ciak 84, dott.ssa Margherita Cristiani, rivolge alla
dott.ssa Maria Ida Gaeta, Presidente della Casa delle Letterature.
Quest’ultima, in una nota alla responsabile del IV Dipartimento (dott.ssa
Giovanna Marinelli), sposa in toto l’alto pensiero della
Cristiani.
Il tutto viene portato sul tavolo dell’Assessore Borgna.
E questa è la sua sentenza salomonica. La risposta di un politico:

Tuttavia l’Assessore, pur tra auspici e rammarichi puramente
verbali, taccia le sue sacerdotesse come incompetenti e
inaffidabili, indegne di ricoprire le apollinee funzioni.
Scipioni vorrebbe sapere se non intendano dimettersi.
E vorrebbe conoscere anche le decisioni del divino Apollo sul
"fattaccio brutto".
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